<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563</id><updated>2011-04-22T02:22:12.285+02:00</updated><title type='text'>On the wild side..</title><subtitle type='html'>Non saprei a chi indirizzare questo blog e neanche perchè mi è venuto in mente così,dall'oggi al domani di crearlo.
In questa scelta devo sicuramente ringraziare Paolo,per le note tecniche e Marco, che mi ha "sensibilizzato" verso il mondo comunicativo di internet e dintorni...
A tutti gli altri,buona lettura, buon divertimento e...siate clementi...:P</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>9</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-1430929623210699158</id><published>2009-04-26T14:24:00.001+02:00</published><updated>2009-04-26T14:26:43.517+02:00</updated><title type='text'>Recensione di "Fine a se stesso, ovvero fuori e dentro di te" di Paolo Trucillo</title><content type='html'>Non è facile per me, che posso dire di conoscere bene Paolo, scrivere una recensione sul suo libro. Leggerlo significa innanzitutto calarsi negli antri della sua mente (o dovrei dire anima?), rimanendovi in qualche modo imprigionati. Eppure l’autobiografismo, che permea tutto l’andamento narrativo, assurge a valore, sentimento, emozione universale. Tra le pagine, scorrendo via via le parole, si è come sospesi sull’orlo di un precipizio: è il limen che divide la sanità mentale dalla pazzia, il sottile filo rosso che separa l’autocontrollo dall’abbandono al piacere dei sensi. E siamo continuamente trascinati, in preda a un furore quasi bacchico, tra due modi opposti di concepire la vita: con gli occhi di un fallace, ma apparentemente lucido, Astolfo osserviamo i senni degli uomini sparsi in ogni dove sulla superficie lunare, con la follia di oloaP (l’alterego, l’anima di Paolo) siamo preda della torbida passione amorosa. E’ un continuo entrare ed uscire tra queste realtà, a volte distanti, a volta complementari, ma che non mancano mai di farci sentire parte della voce narrante, parte delle sue sensazioni, delle sue elucubrazioni, della ricerca disperata di una identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’amore è per Paolo un rito di iniziazione al godere, al fruire estremo dell’esistenza: e tale è Inma, la ragazza spagnola protagonista di uno dei capitoli più intensi, che insegna a Paolo il gioco pericoloso e intenso dell’amore, ma soprattutto, dell’amare e dell’essere riamati. E tali sono le altre donne, quasi tutte bionde e dai capelli ricci, che si impadroniranno di lui, o meglio, della sua ragione, della sua facoltà razionale di analizzare le situazioni. E, alla fine, sospeso senz’ali nel folle volo della pazzia, nella prigione di un sogno, il ritorno catartico a se stesso, inteso come la riconquista della pace, con i piedi per terra, dentro il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rinnovati da questo viaggio spirituale, allora ci sentiamo anche noi più parte di questo mondo e, come Paolo, siamo arricchiti di una consapevolezza inedita che ci forgia uomini nuovi. Perché tutto ha uno scopo ed è sempre possibile rinascere, anche dal dolore più grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-1430929623210699158?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/1430929623210699158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/04/recensione-di-fine-se-stesso-ovvero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/1430929623210699158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/1430929623210699158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/04/recensione-di-fine-se-stesso-ovvero.html' title='Recensione di &quot;Fine a se stesso, ovvero fuori e dentro di te&quot; di Paolo Trucillo'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-6011856857187918356</id><published>2009-01-16T18:25:00.002+01:00</published><updated>2009-01-16T18:32:19.525+01:00</updated><title type='text'>Leone Ginzburg, storia di un apolide illustre.</title><content type='html'>"La cittadinanza è un confine in movimento, l'esito di un processo attraverso cui gruppi, diritti, equilibri di una società continuamente si ridefiniscono."&lt;br /&gt;La cittadinanza è un vincolo imprescindibile di appartenenza ad uno stato, è un insieme di diritti e doveri, è la rivendicazione del nostro status di cittadini all'interno di una comunità. La cittadinanza non è il presupposto del nostro vivere sociale e, in fondo, rappresenta le fondamenta del nostro essere "uomini". Il termine cittadinanza deriva da quel primitivo embrione di societas che vide la luce nell'antica Grecia, la πολισ, la città stato, primaria forma di governo, genitrice di quelle a venire. E non era forse per i Greci l'essere cittadini di una determinata polis, con il suo agglomerato di leggi, la conditio sine qua non si era uomini, ma barbaroi ?&lt;br /&gt;A tal punto l'appartenere ad una data comunità, piccola o grande che sia, forma la nostra identità e lascia un segno indelebile, una traccia che ci fa riconoscere in lei anche quando siamo lontani. Per questo la perdita della cittadinanza priva l'individuo, oltre che della sua tutela giuridica, anche della sua identità.&lt;br /&gt;Durante il Ventennio molti cittadini italiani furono privati della cittadinanza per l'emanazione delle "Leggi Razziali": vennero negati agli Ebrei tutti i diritti legati allo "status" di cittadino italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(REGIO DECRETO-LEGGE 7 settembre 1938-XVI:&lt;br /&gt;Art.3 Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte a stranieri ebrei posteriormente al I gennaio 1919 s'intendono ad ogni effetto revocate.&lt;br /&gt;REGIO DECRETO-LEGGE 5 settembre 1938-XVI:&lt;br /&gt;Art.1 all'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative,a cii studi sia riconosciuto effetto legale,non potranno essere ammesse persone di razza ebraica,anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto;ne potranno essere ammesse all'assistentato,nel al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un duro colpo per il giovane Leone Ginzburg. Ebreo, nativo di Odessa, si trasferisce a Torino nel 1920 all'età di undici anni. Frequenta il ginnasio Gioberti e il liceo D’Azeglio, che diventerà la fucina di idee dei roventi anni del fascismo, dove si formerà la “confraternita” degli allievi del Professore Augusto Monti. Sono anni importanti e decisivi per la maturazione culturale e politica di Leone, da sempre fervente antifascista. E dall’importante sodalizio con Giulio Einaudi, con la collaborazione di Cesare Pavese, nascerà la casa editrice Einaudi.&lt;br /&gt;Avendo ottenuto nel 1932 la libera docenza in letteratura russa all’università di Torino, nel 1934 è invitato a prestare giuramento al regime fascista. L’8 gennaio 1934 Ginzburg scrive al preside di facoltà, Ferdinando Neri, rifiutando di giurare. Riporto brevemente la lettera come magistrale esempio di integrità morale ancor più che politica, integrità che condizionerà tutto il suo agire, il suo modo di pensare fino alla morte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illustre professore,&lt;br /&gt;ricevo la circolare del Magnifico Rettore,in data 3 gennaio,che mi invita a prestare giuramento la mattina del 9 corr. Alle ore 11, con la formula stabilita dall’articolo 123 del T.U. delle leggi sull’Istruzione superiore. Ho rinunciato da un certo tempo,come Ella sa bene, a percorrere la carriera universitaria, e desidero che al mio insegnamento non siano poste condizioni se non tecniche e scientifiche. Non intendo perciò prestare il giuramento sopra accennato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una decisione irrevocabile, che non ammette compromessi. Il rifiuto del giuramento non era stato per Ginzburg una scelta morale, ma un chiara negazione a “quel surplus di richiesta dello stato fascista, al progressivo trasformarsi di cittadinanza e nazionalità in un veramente antinazionale nazionalismo” (come scriverà poi Leone stesso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire da ciò arriviamo ora alla questione della cittadinanza. Nel 1931 Leone acquisisce la cittadinanza italiana, ed è significativa la sua astensione politica prima di quella data. Perchè Leone aspettò di divenire cittadino italiano prima di iniziare l’attività politica antifascista? Una risposta chiara è riportata nelle parole di Vittorio Foa: “&lt;em&gt;egli aveva assunto la tradizione italiana come fondamento del suo antifascismo(…)Era in qualche modo in anticipo rispetto all’autunno del 1943 quando lo Stato si dissolse e i residenti cercarono di ricostruire con la lotta l’identità nazionale che il fascismo aveva distrutto”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Identità e senso di appartenenza sono le basi indispensabili di una qualsiasi lotta antifascista. Non si può criticare né combattere qualcosa a cui non si appartiene. Leone aveva naturalizzato la tradizione italiana, ne aveva assimilato la parte migliore, come si coglie nelle pagine incompiute del saggio dedicato al Risorgimento, e l’impegno politico militante non fu che l’esito naturale di questo iter. Dalle parole di Ginzburg a Croce si coglie chiaramente quale ferita aveva rappresentato per lui la revoca della cittadinanza italiana, che rivendica a pieno diritto, come qualcosa di suo: “&lt;em&gt;Io,per quanto mi concerne,non vorrei domandare nessuna concessione speciale; le chiedo bensì che mi sia resa giustizia”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Un’altra testimonianza di quegli anni, quando gli ebrei lasciarono l’Italia o, insieme ai dissidenti politici, vennero mandati al confino, ci è data attraverso le parole di Natalia, che Leone sposa nel 1938:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ci avevano levato, a lui e a me, il passaporto. Lui aveva perso la cittadinanza,era diventato apolide. -Se avessimo il passaporto Nansen! - io dicevo sempre - Se avessi il passaporto Nansen!-. Era un passaporto speciale,che concedevano a certi apolidi importanti. Lui una volta me ne aveva accennato. Avere il passaporto Nansen mi sembrava la cosa più bella del mondo: eppure in fondo non avremmo voluto,né lui né io, andarcene dall’ Italia. Lui aveva avuto, quando ancora gli sarebbe stato possibile partire, l’offerta di lavorare a Parigi, nel gruppo che era stato di Rosselli. Aveva rifiutato. Non voleva diventare un emigrato, un fuoriuscito.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il passaporto Nansen era un passaporto internazionalmente riconosciuto rilasciato dalla Società delle Nazioni a profughi e rifugiati politici. Concepito nel 1922 da Fridtjof Nansen, nel 1942 era riconosciuto dai governi di 52 paesi. I passaporti Nansen permisero a centinaia di migliaia di persone apolidi l’immigrazione di un paese diverso da quello di origine.&lt;br /&gt;Eppure Natalia appare categorica quando dice che mai avrebbero voluto lasciare l’Italia, né lei né Leone. Leone avrebbe potuto emigrare, e ciò nonostante continuò a cercare di curare, dall’interno, un organismo ormai malato e corroborato dal fascismo. La sua condizione di apolide certo gli pesava, e lo opprimeva il senso di essere stato privato dell’appartenenza a una patria che aveva naturalizzato come propria e a cui stava dedicando le sue forze migliori. Eppure non smise mai di adoperarsi, di mettere a servizio per una giusta causa la sua intelligenza, sia nell’attività clandestina, sia in Giustizia e Libertà (nucleo del futuro Partito d’Azione), per non dimenticare l’intensa attività editoriale svolta attraverso la casa editrice Einaudi.&lt;br /&gt;Come Leone, molti altri ebrei stranieri divenuti italiani, vennero pian piano scarnificati di ogni diritto. In primis proprio quello della cittadinanza. Di conseguenza, essere spogliati della cittadinanza del paese acquisito come proprio, non diventa più solo una condizione giuridica di mancanza dei diritti fondamentali, tutelati a un cittadino da uno stato, ma morale. Diviene improvvisamente impossibile riconoscere un qualsiasi luogo come proprio, e siamo svuotati del senso di appartenenza di cui tanto si nutre l’animo umano. Appartenere vuol dire essere: se smettiamo di essere parte dell’organismo statale in cui viviamo, smettiamo di essere cittadini e, di conseguenza, quasi uomini.&lt;br /&gt;Questo fu senza dubbio l’obiettivo principale dello stato fascista nei confronti degli ebrei e di tutti quelli che vennero deportati o perseguiti dalle leggi razziali: privarli della loro condizione di essere umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo riportando la testimonianza di un amico di Leone, che ben esemplifica la “vita spezzata”, quella di Ginzburg e di quelli che morirono per salvare uno stato di cui, prima di tutto, erano cittadini:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Leone è morto senza dire l’ultima parola,senza dire addio a nessuno,senza lasciarci un messaggio.(…)E’ morto solo,come se non avesse più nulla da dire, invece il suo discorso era appena cominciato.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-6011856857187918356?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/6011856857187918356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/01/leone-ginzburg-storia-di-un-apolide.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/6011856857187918356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/6011856857187918356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/01/leone-ginzburg-storia-di-un-apolide.html' title='Leone Ginzburg, storia di un apolide illustre.'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-8993137601029543727</id><published>2009-01-10T19:31:00.004+01:00</published><updated>2009-01-10T19:44:57.173+01:00</updated><title type='text'>Perchè impariamo a non prenderci mai troppo sul serio, noi, pseudo- scientisti del guazzabuglio del cuore umano.</title><content type='html'>&lt;em&gt;"S'i fosse cuoco, strozzerei un pollo;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a foco lento io l'arrostarei,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;con erbe e spezie lo profumerei,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;in olio caldo lo terrei a mollo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Se fosser tanti sarei allor giocondo,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;chè tutti amici allor inviterei;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;se fosser dieci o più, sa' che farei?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a tutti mozzarei lo capo a tondo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Se fosse cotto, andarei da mia madre,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e petto e coscia offrirei a lei;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;similmente farìa con mi' padre, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;se fosse grosso ancor per tutt' e tre:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;porrei patate giovani e leggiardre,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;verzure e spezie, e aglio e sale e pepe."&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Tratto da "Francesco De Sanctis, Parastoria della letteratura italiana, la fantasaggistica e l'impero del verosimile, autentico falso d'autore." di Vittorio Caratozzolo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-8993137601029543727?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/8993137601029543727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/01/perch-impariamo-non-prenderci-mai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/8993137601029543727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/8993137601029543727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2009/01/perch-impariamo-non-prenderci-mai.html' title='Perchè impariamo a non prenderci mai troppo sul serio, noi, pseudo- scientisti del guazzabuglio del cuore umano.'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-5640808394561669153</id><published>2008-12-31T12:17:00.004+01:00</published><updated>2008-12-31T12:22:33.580+01:00</updated><title type='text'>Giovanni Bellini,l'Ebrezza di Noè,1516</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVtU9S-sq0I/AAAAAAAAABI/rro6hODjsRw/s1600-h/ebbrezza.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 249px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVtU9S-sq0I/AAAAAAAAABI/rro6hODjsRw/s400/ebbrezza.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285911999692974914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Qui si accomiata Giovanni bellini, senza un testamento scritto, solo con un lascito di sovrumana ricchezza.&lt;br /&gt;"Se intese questa mattina esser morto Zuan Belin optimo pytor,havia anni...la cui fama è nota per il mondo et cussì vechio come l'era,dipenzeva per excellentia"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-5640808394561669153?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/5640808394561669153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/giovanni-bellinilebrezza-di-no1516.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/5640808394561669153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/5640808394561669153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/giovanni-bellinilebrezza-di-no1516.html' title='Giovanni Bellini,l&apos;Ebrezza di Noè,1516'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' 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side of the Art: Bill Viola.</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-family: lucida grande;"&gt;&lt;br /&gt;Nato a New York nel 1951, Bill Viola rappresenta una delle molteplici facce dell'arte contemporanea,forse il lato selvaggiamente estremo di essa, la cosiddetta "videoarte", che arriva ad usare schermi al plasma e cristalli liquidi.&lt;br /&gt;Nella mostra ora allestita a Roma (purtroppo solo fino al 6 gennaio,quindi siete nettamente in ritardo se volete vederla), l'artista vuole riprodurre un viaggio creato per chi è alla ricerca di sè.&lt;br /&gt;Si comincia con l'annientamento del vecchio "io": esso deve essere bruciato, distrutto, disintegrato. Nel percorso che stiamo dove stiamo per avventurarci non abbiamo più bisogno di lui. E i nostri occhi tornano vergini di fronte alla purezza delle emozioni, a contatto con le grandi esperienze universali dell'uomo (nascita, morte, natura, conoscenza di sè, relazione con l'altro). Bill Viola non ha paura di affrontare questi grandi temi topici, e lo fa con profondità, crudità, ma soprattutto immediatezza: lo spettatore si trova catapultato nel buio di una stanza a diretto contatto con le percezioni più estreme, intrappolato nella contemplazione delle sue emozioni che passate al rallentatore si dilatano all'infinito. Ridere è faticoso. I volti sono tirati, i sorrisi forzati e innaturali. Sono forse le lacrime ad essere più facili e più congeniali alla natura umana. Il Buddha insegnava che tutta la vita è sofferenza. E l'arte di Viola ha le sue radici anche in questo, nell'arte occidentale e orientale, così come nelle diverse tradizioni spirituali, dal buddismo zen, al sufismo islamico, passando per il misticismo cristiano.&lt;br /&gt;E' inoltre un'arte che si sviluppa prendendo come mezzo di comunicazione proprio il "video", emblema supremo della modernità e della cultura di massa. In una società che ruota intorno all'"ossessione dello sguardo", in cui tutto passa, prima di ogni altra cosa, attraverso gli occhi, non poteva esserci scelta più democratica, capace di coinvolgere un più ampio pubblico, proprio per la sua "facile fruibilità".&lt;br /&gt;E riguardo il tema "fruibilità" sorge un punto che a me pare controverso.&lt;br /&gt;Le video installazioni di Viola (in tutto 16 alla mostra di Palazzo delle Esposizioni) hanno un tempo di durata che va dagli 8 ai 130 minuti. Ognuno, nel suo modo di godere di un'opera d'arte, è certamente libero di usufruire del tempo che a lui sembra più congeniale. Eppure ciascuna di queste opere presuppone un inizio e una fine, una durata stabilita e limitata nel tempo, anche se potenzialmente infinita nel suo continuo ripetersi. Non potrebbe questo costituire un limite per lo spettatore? E' come se qualcuno imponesse, per la visione, per esempio, dell'Apollo e Dafne del Bernini, un tempo massimo di 15 minuti. Sotto questo aspetto la questione potrebbe sembrare paradossale, se si analizzano bene i termini ci si accorge che in realtà non lo è.&lt;br /&gt;Forse è sbagliato parlare di tempi, regole, pubblico, quando si tratta di arte contemporanea. Nell'arte di oggi non esiste un limite, un confine, un canone. L'arte è tutto ciò che è fatto con consapevolezza, anche la consapevolezza di una solida tradizione alle spalle. E il peso della tradizione si trova anche in un artista radicale come Viola, dove non mancano i riferimenti alle iconografie e agli artisti classici, dalla "Pietà" , alla Deposizione baglioni, fino alla "Conversazione" del Pontormo.&lt;br /&gt;L'arte continua a reinventare se stessa cercando il suo cantuccio all'interno di una società che l'ha quasi dimenticata, ma non arriva mai a rinnegare le sue origini, e le numerose generazioni di artisti che l'hanno plasmata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-198349107844899240?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/198349107844899240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/on-wild-side-of-art-bill-viola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/198349107844899240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/198349107844899240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/on-wild-side-of-art-bill-viola.html' title='On the wild side of the Art: Bill Viola.'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-3550903528484052270</id><published>2008-12-28T15:57:00.003+01:00</published><updated>2009-01-12T18:59:49.631+01:00</updated><title type='text'>Nostalgia..</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;E' una monotona domenica pomeriggio...&lt;br /&gt;E piove,fa freddo...è strano. A Roma di solito non fa quasi mai freddo. Però certi giorni,settimane anche, succede, che faccia freddo. Si assiste quasi ad un moto di ribellione contro questa calamità naturale. E ciò si verifica non solo in famiglia,( dove l'evento è rigorosamente macroscopico con tanto di mamma che appena ti alzi comincia ad elencare temperatura-umidità-venti-ecc.. e nonna che chiama appositamente per sapere come-ti-vesti-se-esci?) quanto nella gente per strada che, non abituata più di tanto a giacche,giacconi, felpe, felponi, guanti, cappelloni e chi più ne ha più ne metta, ostenta un non so che di goffo e maldestro.&lt;br /&gt;E' singolare Roma quando fa' freddo. l'argomento "gelo e pioggia" diventa il preferito in ogni luogo di ritrovo, senza alcuna distinzione tra anziani e bambini, fanciulli e faciulle. Tutti parlano escusivamente della "anormale situazione climatica".&lt;br /&gt;La gente, inoltre, smette di andare in giro a piedi, se non è, come me, necessariamente costretta. E allora ecco formarsi i più grandi ingorghi che la capitale abbia mai visto, tutti nervosi, tutti di fretta, tutti bagnati, tutti che "strombazzano" l'uno contro l'altro.&lt;br /&gt;Ma Roma è anche questa indisciplinata irrazionalità.&lt;br /&gt;E come si fa a non amarla?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-3550903528484052270?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/3550903528484052270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/nostalgia.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/3550903528484052270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/3550903528484052270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/nostalgia.html' title='Nostalgia..'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-2449268486898850356</id><published>2008-12-28T14:33:00.000+01:00</published><updated>2008-12-28T14:34:26.165+01:00</updated><title type='text'>Il museo è un luna park?</title><content type='html'>"La deriva mercantile trasforma l'arte in spettacolo e i musei in Luna Park", così esordisce in un'intervista uno dei più grandi critici e storici dell'arte, Jean Clair, annoverato tra gli "immortali", sulla scia di Gombrich&amp;amp;Co.&lt;br /&gt;Il bersaglio dell'accusa non parte da riflessioni di carattere storico-artistico in generale,ma da un fatto ben preciso, il recente(2007) accordo siglato tra Abu Dhabi e il Louvre, il quale, in cambio di 700 milioni di euro, affitterà il suo nome e diverse opere al nuovo museo dell'emirato. La cosa risulta ancora più aberrante se si pensa che l'accordo è stato firmato dopo soli tre mesi di trattative e ha validità trentennale. Quale bisogno imminente di aprire una filiale ad Abu Dhabi con il conseguente trasporto di opere ora situate in diversi musei parigini se non una stringente logica di mercato?&lt;br /&gt;E' questo il problema principale attorno a cui si dimena Jean Clair e tutta la critica d'arte d'oggi: la neonata spettacolarità dei musei,che più che interessati a proteggere, conservare, valorizzare il patrimonio artistico di loro proprietà, si trovano continuamente a fare i conti con il mercato,a incentivare la fruizione delle opere d'arte solo in vista di guadagni più proficui. Si sta facendo strada l'idea che la gestione dell'arte possa essere redditizia. Ma ciò non è certo lo spirito guida con cui viene forgiata la missione di un museo che è, in primis, quella di acculturare, informare, educare.&lt;br /&gt;Spesso in Europa si guarda al modello Guggenheim come una strada da seguire. Nulla di più sbagliato,dal momento che la seconda sezione di New york, quella Di Soho, è stata chiusa, e quella di Bilbao ha grande affluenza di visitatori più per l'edificio disegnato da Gehry che per le opere esposte.&lt;br /&gt;Potrebbe questo sembrare un discorso improntato ad una visione dell'arte,per così dire, "elitaria", ma non è così. Quello che occorre distinguere è la differenza tra democratizzazione dell'arte e massificazione. Non è tramite la pubblicità,la prostituzione dei musei al mercato che si ottiene una educazione del pubblico nei confronti dell'arte,in particolare quella contemporanea,che oggi banalmente viene liquidata come "arte semplice" perchè "ognuno vi può vedere e sentire quello che vuole",ma che in realtà non è così. Secondo questa logica e questo modo di fare si arriva solo ad una massificazione e ad una semplificazione estrema del paradigma artistico. Invece, l'apertura dei musei a tutti dovrebbe essere accompagnata da una vera politica di educazione, attuata attraverso la generalizzazione la storia dell'arte nelle scuole,affinchè tutti abbiano gli strumenti culturali per comprendere le opere.&lt;br /&gt;L'arte, amarla, capirla, conoscerla, apprezzarla, richiede uno sforzo e un minimo di conoscenze. L'oggetto artistico non è un oggetto magico. Oggi invece sembra che tutto debba essere facile, immediato. Il che è una forma di disprezzo nei confronti del nostro passato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-2449268486898850356?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/2449268486898850356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/il-museo-un-luna-park.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/2449268486898850356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/2449268486898850356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/il-museo-un-luna-park.html' title='Il museo è un luna park?'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6706137772017327563.post-7267197954942035797</id><published>2008-12-28T14:29:00.000+01:00</published><updated>2008-12-28T14:31:08.341+01:00</updated><title type='text'>La scienza si allea con il femminismo.</title><content type='html'>“La RU486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché la scienza si è alleata con il femminismo”. Sono queste le parole che aprono un’intervista fatta a Emile-Etienne Baulieu, padre della pillola abortiva, chiamato anche “Monsieur RU486”. Pillola che dell’anno prossimo, ma non senza polemiche, arriverà anche in Italia. Prima di ogni riflessione è opportuna un po’ di spicciola informazione.&lt;br /&gt;La RU486 è una pillola abortiva che ingerita provoca l’interruzione della gravidanza. Il nome deriva dalle iniziali del laboratorio più il numero della molecola di mifepristone. Attualmente la RU486 viene prodotta dall’azienda francese Exelgyn.&lt;br /&gt;Venne scoperta nel 1982 da Emile- Etienne Baulieu nei laboratori Roussel- Uclaf durante alcuni esperimenti su derivati del progesterone e,proprio dagli anni ’80, si cominciò la sperimentazione in diversi paesi europei,oltre che negli Stati Uniti, in alternativa all’aborto per aspirazione.&lt;br /&gt;Nel 1988 la RU486 venne commercializzata in Francia e in Cina; nel 1991 nel Regno Unito; nel 2000 la pillola abortiva venne immessa sul mercato degli Stati Uniti; solo nel 2005 è partita la sperimentazione in Italia presso l’ospedale Sant’ Anna di Torino. Nettamente in ritardo rispetto agli altri paesi ma, come si suol dire, meglio tardi che mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario di quanto si potrebbe pensare,anche l’aborto chimico può essere doloroso. Infatti, la Ru486, che non può essere assunta oltre l’ottava settimana di gestazione, provoca un piccolo travaglio che facilita il distacco dell’embrione da parte dell’utero. Pochi giorni dopo la sua assunzione vanno inoltre somministrate delle postaglandine per consentire l’espulsione del feto. Un intervento non piacevole e certamente neanche facile perché nessun medico e nessuna pillola, come sostiene lo stesso Baulieu, potranno mai alleviare il dramma psicologico di un aborto. La questione che la Chiesa e tutti quei parlamentari di Lega, Pdl, e Udc, che nei giorni scorsi avevano presentato una mozione per fermare l’autorizzazione della RU486, volutamente tralasciano  è che interrompere una gravidanza non può essere qualcosa concesso o meno da una legge,ma una libera prerogativa della donna. E se una donna ha il diritto,il dovere di decidere autonomamente e affidandosi solo ed esclusivamente alla sua coscienza, se allevare o meno il bambino che porta in grembo, allo stesso modo deve possedere la possibilità di scegliere: se vivere il momento dell’aborto a casa propria, nell’intimità, aiutata da familiari e amici,oppure lasciare tutto il lavoro ai medici, per cui è preferibile l’anestesia e l’operazione. Arrocarsi su una ormai superata “etica del dolore” da parte del Vaticano non ha più senso in un’era in cui la medicina moderna si muove,giustamente, in una direzione volta a  eliminare ogni tipo di dolore, fisico e psicologico, sperimentando terapie via via sempre meno invasive.&lt;br /&gt;E questa nuova frontiera di un aborto finalizzato ad aver minor impatto psicologico e ad essere fisicamente meno traumatico, finalmente giungerà anche in Italia e probabilmente da febbraio sarà disponibile nei reparti di ginecologia di gran parte degli ospedali. La RU486 infatti è già stata autorizzata dell’Emea, l’agenzia  europea del farmaco, e per il principio del “mutuo riconoscimento” tutti gli stati che fanno parte dell’Unione Europea devono rispettare quella decisione. La Roccella potrà pure continuare a denunciare i rischi della pillola abortiva e il Vaticano gridare all’omicidio, facendo sì che, tramite pressioni, cavilli tecnici e rinvii, venga ritardato l’arrivo della RU486, ma per proibirla ormai non c’è revisione di legge o accusa conservatrice che tenga.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6706137772017327563-7267197954942035797?l=lana-onthewildside.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/feeds/7267197954942035797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/la-scienza-si-allea-con-il-femminismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/7267197954942035797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6706137772017327563/posts/default/7267197954942035797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lana-onthewildside.blogspot.com/2008/12/la-scienza-si-allea-con-il-femminismo.html' title='La scienza si allea con il femminismo.'/><author><name>Lana</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05499236915926079495</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='27' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_s26aFeLob94/SVkxu35Yf3I/AAAAAAAAAAw/7WznJFAeSGU/S220/autore.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
