domenica 28 dicembre 2008

Il museo è un luna park?

"La deriva mercantile trasforma l'arte in spettacolo e i musei in Luna Park", così esordisce in un'intervista uno dei più grandi critici e storici dell'arte, Jean Clair, annoverato tra gli "immortali", sulla scia di Gombrich&Co.
Il bersaglio dell'accusa non parte da riflessioni di carattere storico-artistico in generale,ma da un fatto ben preciso, il recente(2007) accordo siglato tra Abu Dhabi e il Louvre, il quale, in cambio di 700 milioni di euro, affitterà il suo nome e diverse opere al nuovo museo dell'emirato. La cosa risulta ancora più aberrante se si pensa che l'accordo è stato firmato dopo soli tre mesi di trattative e ha validità trentennale. Quale bisogno imminente di aprire una filiale ad Abu Dhabi con il conseguente trasporto di opere ora situate in diversi musei parigini se non una stringente logica di mercato?
E' questo il problema principale attorno a cui si dimena Jean Clair e tutta la critica d'arte d'oggi: la neonata spettacolarità dei musei,che più che interessati a proteggere, conservare, valorizzare il patrimonio artistico di loro proprietà, si trovano continuamente a fare i conti con il mercato,a incentivare la fruizione delle opere d'arte solo in vista di guadagni più proficui. Si sta facendo strada l'idea che la gestione dell'arte possa essere redditizia. Ma ciò non è certo lo spirito guida con cui viene forgiata la missione di un museo che è, in primis, quella di acculturare, informare, educare.
Spesso in Europa si guarda al modello Guggenheim come una strada da seguire. Nulla di più sbagliato,dal momento che la seconda sezione di New york, quella Di Soho, è stata chiusa, e quella di Bilbao ha grande affluenza di visitatori più per l'edificio disegnato da Gehry che per le opere esposte.
Potrebbe questo sembrare un discorso improntato ad una visione dell'arte,per così dire, "elitaria", ma non è così. Quello che occorre distinguere è la differenza tra democratizzazione dell'arte e massificazione. Non è tramite la pubblicità,la prostituzione dei musei al mercato che si ottiene una educazione del pubblico nei confronti dell'arte,in particolare quella contemporanea,che oggi banalmente viene liquidata come "arte semplice" perchè "ognuno vi può vedere e sentire quello che vuole",ma che in realtà non è così. Secondo questa logica e questo modo di fare si arriva solo ad una massificazione e ad una semplificazione estrema del paradigma artistico. Invece, l'apertura dei musei a tutti dovrebbe essere accompagnata da una vera politica di educazione, attuata attraverso la generalizzazione la storia dell'arte nelle scuole,affinchè tutti abbiano gli strumenti culturali per comprendere le opere.
L'arte, amarla, capirla, conoscerla, apprezzarla, richiede uno sforzo e un minimo di conoscenze. L'oggetto artistico non è un oggetto magico. Oggi invece sembra che tutto debba essere facile, immediato. Il che è una forma di disprezzo nei confronti del nostro passato.

1 commenti:

  1. Non potrei essere più d'accordo. La logica delle vendite all'asta, delle pubblicizzazioni, della spettacolarizzazione fine a se stessa, è il modo con cui a poco a poco il metro di giudizio dell'arte si trasforma da estetico in economico: non più art for the sake of art ma, sempre più spesso, art for the sake of money.
    E' triste vedere come siano gli stessi "produttori" di arte, musei e perfino artisti, a promuoverne la mercificazione sempre più spinta.
    Un commento molto interessante sulla questione si trova qui: http://www.marxist.com/the-mona-lisa-curse.htm

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