domenica 28 dicembre 2008

La scienza si allea con il femminismo.

“La RU486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché la scienza si è alleata con il femminismo”. Sono queste le parole che aprono un’intervista fatta a Emile-Etienne Baulieu, padre della pillola abortiva, chiamato anche “Monsieur RU486”. Pillola che dell’anno prossimo, ma non senza polemiche, arriverà anche in Italia. Prima di ogni riflessione è opportuna un po’ di spicciola informazione.
La RU486 è una pillola abortiva che ingerita provoca l’interruzione della gravidanza. Il nome deriva dalle iniziali del laboratorio più il numero della molecola di mifepristone. Attualmente la RU486 viene prodotta dall’azienda francese Exelgyn.
Venne scoperta nel 1982 da Emile- Etienne Baulieu nei laboratori Roussel- Uclaf durante alcuni esperimenti su derivati del progesterone e,proprio dagli anni ’80, si cominciò la sperimentazione in diversi paesi europei,oltre che negli Stati Uniti, in alternativa all’aborto per aspirazione.
Nel 1988 la RU486 venne commercializzata in Francia e in Cina; nel 1991 nel Regno Unito; nel 2000 la pillola abortiva venne immessa sul mercato degli Stati Uniti; solo nel 2005 è partita la sperimentazione in Italia presso l’ospedale Sant’ Anna di Torino. Nettamente in ritardo rispetto agli altri paesi ma, come si suol dire, meglio tardi che mai.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare,anche l’aborto chimico può essere doloroso. Infatti, la Ru486, che non può essere assunta oltre l’ottava settimana di gestazione, provoca un piccolo travaglio che facilita il distacco dell’embrione da parte dell’utero. Pochi giorni dopo la sua assunzione vanno inoltre somministrate delle postaglandine per consentire l’espulsione del feto. Un intervento non piacevole e certamente neanche facile perché nessun medico e nessuna pillola, come sostiene lo stesso Baulieu, potranno mai alleviare il dramma psicologico di un aborto. La questione che la Chiesa e tutti quei parlamentari di Lega, Pdl, e Udc, che nei giorni scorsi avevano presentato una mozione per fermare l’autorizzazione della RU486, volutamente tralasciano è che interrompere una gravidanza non può essere qualcosa concesso o meno da una legge,ma una libera prerogativa della donna. E se una donna ha il diritto,il dovere di decidere autonomamente e affidandosi solo ed esclusivamente alla sua coscienza, se allevare o meno il bambino che porta in grembo, allo stesso modo deve possedere la possibilità di scegliere: se vivere il momento dell’aborto a casa propria, nell’intimità, aiutata da familiari e amici,oppure lasciare tutto il lavoro ai medici, per cui è preferibile l’anestesia e l’operazione. Arrocarsi su una ormai superata “etica del dolore” da parte del Vaticano non ha più senso in un’era in cui la medicina moderna si muove,giustamente, in una direzione volta a eliminare ogni tipo di dolore, fisico e psicologico, sperimentando terapie via via sempre meno invasive.
E questa nuova frontiera di un aborto finalizzato ad aver minor impatto psicologico e ad essere fisicamente meno traumatico, finalmente giungerà anche in Italia e probabilmente da febbraio sarà disponibile nei reparti di ginecologia di gran parte degli ospedali. La RU486 infatti è già stata autorizzata dell’Emea, l’agenzia europea del farmaco, e per il principio del “mutuo riconoscimento” tutti gli stati che fanno parte dell’Unione Europea devono rispettare quella decisione. La Roccella potrà pure continuare a denunciare i rischi della pillola abortiva e il Vaticano gridare all’omicidio, facendo sì che, tramite pressioni, cavilli tecnici e rinvii, venga ritardato l’arrivo della RU486, ma per proibirla ormai non c’è revisione di legge o accusa conservatrice che tenga.

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